Perizia deducibile soltanto se i costi sono pagati dal socio

Attenzione alla perizia. I contribuenti che intendono eseguire l’affrancamento della plusvalenze maturate al 31 dicembre 2011 tramite il versamento dell’imposta sostitutiva del 12,5% possono rideterminare il valore della partecipazione non qualificata al 31 dicembre 2011 tramite la perizia redatta da un professionista abilitato, ma nel caso in cui il costo della perizia sia sostenuto dalla società non si avrà alcuna deducibilità. È questo un passaggio della circolare 11/2012 sull’operazione di affrancamento che sarà segnalata nel prossimo modello Unico quadro RT.
Per determinare l’imponibile su cui versare l’imposta sostitutiva del 12,5% il contribuente deve individuare il valore della partecipazione al 31 dicembre 2011, e poi sottrarre a questo ultimo dato il costo fiscalmente riconosciuto della stessa. Si ricorda che l’operazione di affrancamento deve riguardare tutte le partecipazioni non qualificate detenute in regime dichiarativo. La determinazione del valore al 31 dicembre 2011 può avvenire in base a una perizia asseverata da un professionista abilitato in relazione alla quale la circolare 11/12 (paragrafo 12.2) non dice nulla sulla tempistica ma risolve il dubbio della deducibilità del costo della perizia. Nella analoga operazione di affrancamento svolta nel 1998 il costo della perizia sostenuto dalla società poteva essere dedotto in cinque quote annuali, ma nell’attuale stesura normativa nulla si diceva a questo proposito e ciò alimentava il dubbio sulla deducibilità (si veda «Il Sole 24 Ore» del 28 dicembre scorso) del costo. Ora la circolare 11 chiarisce che il costo della perizia non risulta deducibile se sostenuto dalla società, affermazione ineccepibile in assenza di indicazione favorevole nella norma. Resta il fatto che se la perizia è sostenuta direttamente dal socio il costo della stessa incrementa il valore fiscalmente riconosciuto della partecipazione, passaggio confermato dalla circolare 11, e ciò determina un certo vantaggio fiscale nelle successive cessioni della partecipazione affrancata.
Se invece viene scelto quale metodo di valorizzazione della partecipazione il dato derivante dal bilancio, la circolare 11 ribadisce che deve trattarsi dell’ultimo bilancio approvato prima del 31 dicembre 2011 che, nel caso di società con esercizio coincidente con l’anno solare, è il bilancio al 31 dicembre 2010. Viene inoltre ribadito che il bilancio deve essere “approvato”, il che escluderebbe da tale metodo di calcolo le partecipazioni in società di persone, anche se sarebbe opportuna una affermazione esplicita in tal senso che nel documento del l’Agenzia non si rinviene.
Nel paragrafo 12.3 la circolare dell’Agenzia conferma la tesi già espressa nel decreto 13 dicembre 2011 in merito alla possibilità di compensare le plusvalenze con le minusvalenze derivanti dalla operazione di affrancamento su altre partecipazioni non qualificate. Inoltre le plusvalenze potranno essere diminuite da minusvalenze realizzate prima del 31 dicembre 2011, altro dato segnalato già dal decreto attuativo. Al riguardo va però messo in risalto che la circolare 11 indica una successione temporale precisa nella due compensazioni sopra citate:
– prioritariamente vengono utilizzate le minusvalenze realizzate entro il 31 dicembre 2011;
– secondariamente quelle derivanti dalla valutazione delle partecipazioni al 31 dicembre 2011.
Se la somma algebrica tra plusvalenze e minusvalenze è negativa, si avrà da una parte la rideterminazione del valore delle partecipazioni plusvalenti senza versare alcuna somma, e dall’altra la possibilità di riportare a nuovo il 62,5% della citata minusvalenza da utilizzate entro il quarto esercizio successivo al 31 dicembre 2011 per ridurre plusvalenze future derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate.

Imu agricola, sconti in arrivo

Mini-sconto sull’Imu per i capannoni agricoli ed esenzione per i terreni montani. Sono alcune delle modifiche all’imposta municipale che il Governo sta pensando di inserire nel decreto sulle semplificazioni fiscali. Magari insieme agli interventi di alleggerimento della tassazione sulle dimore storiche e sugli immobili dei Comuni.
Se ne saprà di più oggi quando il Governo darà i suoi pareri sui numerosi emendamenti accantonati dalle commissioni Bilancio e Finanze di Palazzo Madama. Che, lentamente, stanno esaminando il provvedimento. A quel punto i due relatori, Antonio Azzollini (Pdl) e Mario Baldassarri (Fli), potrebbero presentare un maxi-emendamento con tutte le modifiche condivise dall’Esecutivo. Un testo che le commissioni saranno chiamate a votare entro lunedì 2 aprile così da inviarlo in Aula il giorno successivo e consentirne il via libera prima della pausa pasquale.
Tra le modifiche messe a punto da via XX Settembre e destinate a finire nel maxi-emendamento ci sarebbe la riduzione dallo 0,2% allo 0,175% dell’aliquota sui fabbricati rurali strumentali. Ferma restando la possibilità per i sindaci di abbassare l’asticella fino allo 0,1% previsto dal decreto salva-Italia che ha anticipato dal 2014 al 2012 la sostituzione del l’Ici con l’Imu.
Il restyling sul tributo immobiliare non si fermerebbe qui visto che il Mef sarebbe intenzionato a esentare dal l’applicazione dell’imposta i terreni ubicati in «zona altimetrica di montagna». Richiamando a tal proposito la definizione dell’Istat che la individua nel territorio con altitudine non inferiore ai 600 metri nell’Italia settentrionale e ai 700 metri in quella centro-meridionale.
Contemporaneamente il Governo punterebbe a ridurre del 60% la base imponibile dei fondi situati in zone collinari (che si trovano cioè al di sotto dei 600 metri al Nord e dei 700 al Centro-Sud). E anche la base imponibile su cui insistono i fabbricati rurali strumentali verrebbe ridotta del 30% sia nelle aree montane che in quelle collinari.
Resta da capire se queste innovazioni basteranno a soddisfare la “sete” di modifiche provenienti dalle associazioni di categoria che, nelle scorse settimane, hanno quantificato in 900 milioni l’impatto dell’Imu sull’agricoltura (anche se le stime del Tesoro quantificano l’aggravio di gettito per i proprietari agricoli in 224 milioni complessivi).
Sulla decisione definitiva del Governo un ruolo fondamentale lo giocheranno le possibile coperture che il ministero dell’Economia sta cercando di individuare. Una volta individuate le risorse l’Esecutivo potrà anche dare una risposta alle altre novità in rampa di lancio: dallo sconto sull’Imu per le dimore storiche al l’esenzione per gli immobili dei municipi. Che, a legislazione vigente, si troverebbero a versare allo Stato il 50% dei proventi prodotti dal l’Imu, inclusa quella applicata sui beni comunali. Tutti temi su cui Governo e Anci si confronteranno nel vertice di stamattina al Viminale con il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. Incontro dal quale i sindaci si aspettano risposte anche su patto di stabilità e autonomia organizzativa in materia di personale.

Sulle accise anti-disastro la parola va all’Esecutivo

Toccherà solo e soltanto allo Stato decidere un eventuale aumento (generalizzato) delle accise sulla benzina per far fronte alle calamità. C’è chi nelle Regioni aveva temuto un ritorno all’«ognun fa per sé». Invece no, non dovranno pensare da sole a finanziarsi gli interventi necessari in caso di eventi naturali imprevisti. A dire il vero, questa del maxi-emendamento al Dl semplificazioni non è proprio una novità: nel senso che le modifiche approvate due giorni fa in commissione al Senato e ieri recepite dal Governo fanno ripartire la modalità automatica di alimentazione del fondo per le calamità naturali che era stata “spenta” nel primo passaggio del decreto alla Camera, nonostante il parere contrario del Tesoro. E infatti di una «copertura tecnica che preesiste al decreto legge» parla lo stesso ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi.
Lo scorso 23 marzo, la Ragioneria generale dello Stato, in una relazione tecnica indirizzata a Palazzo Madama, aveva messo nero su bianco la propria contrarietà all’abrogazione del comma 5-quinquies della legge 225/1992 decisa da Montecitorio. Per i tecnici, «tenuto conto anche della sentenza della Corte costituzionale numero 22 del 2012», si sarebbe determinata «una situazione di carenza di copertura finanziaria con riferimento al meccanismo di finanziamento delle emergenze». Già, perché la Consulta ha di recente giudicato illegittima una delle due fonti di approvvigionamento del fondo per le calamità, quella cioè che sarebbe spettata alle Regioni e a cui provvedere con la leva delle accise locali. Lasciando aperta, di conseguenza, la sola parte (originariamente di supporto) in capo allo Stato.
Ciò che resta, all’esito di questa intricata vicenda, è dunque la possibilità per l’Esecutivo di stabilire dei ritocchi all’insù delle accise per tutti gli italiani, qualora se ne presenti la necessità. E la soddisfazione del gruppetto trasversale di senatori marchigiani artefici dell’emendamento in commissione al Senato. Ora, dicono, «il Governo potrà celermente emanare le ordinanze di Protezione civile per rifondere le spese sostenute dai Comuni e dalle Regioni nella recente calamità nevosa del mese di febbraio»

Calamità, aumenti nazionali

Certificati cartacei addio e velocizzazione delle pratiche burocratiche con uso più massiccio del web. Oggi il Senato darà il via libera al decreto semplificazioni, che poi tornerà alla Camera per ottenere tra lunedì e martedì prossimi il disco verde definitivo. Prima di concedere il suo ok questa mattina palazzo Madama voterà la fiducia posta ieri dal Governo su un maxi-emendamento in cui sono confluite le due modifiche approvate dalla commissioni Affari costituzionali e un ritocco in extremis sui reati ambientali.
La prima modifica prevede il ripristino del meccanismo “automatico” per garantire la copertura al fondo calamità naturale attraverso l’aumento a livello nazionale delle accise sulla benzina (si veda l’articolo in pagina). L’altro correttivo attribuisce all’Agcom il compito di individuare entro quattro mesi le misure idonee per garantire la liberalizzazione relativa al cosiddetto ultimi miglio delle Tlc.
Una decisione, quest’ultima, apprezzata da Bruxelles, che però sottolinea la necessità di una verifica continua per i rischi sui poteri dell’Authority delle comunicazioni. «La Commissione Ue – si legge in una nota – accoglie con favore l’obiettivo pro-concorrenza dell’emendamento del governo» al decreto semplificazioni che liberalizza l’ultimo miglio, ma continua l’analisi del provvedimento per «assicurare che sia conforme con le regole Ue», anche perché «c’è il rischio – si afferma a Bruxelles – che la norma possa pregiudicare i poteri discrezionali del regolatore Agcom, il che sarebbe contrario alle norme Ue». Il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, si dice comunque soddisfatto per il testo messo a punto al Senato che «risponde alle preoccupazioni espresse dalla commissione europea».
Dal maxi-emendamento presentato dal Governo arriva anche una novità dell’ultima ora sui reati ambientali per effetto del caso scoppiato ieri mattina in Aula. A innescare la polemica è la Lega che lancia l’allarme sul rischio di spianare la strada a una «lottizzazione» abusiva attraverso alcune misure contenute nel testo. Un rischio condiviso anche dalla maggioranza e, soprattutto, evidenziato da un parere della commissione Giustizia del Senato arrivato sempre nella mattinata di ieri. L’Esecutivo d’intesa con i partiti riesce comunque a trovare una via d’uscita che viene rapidamente individuata con una piccola correzione poi recepita nel maxi-emendamento. «Pur escludendo – afferma il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi – che possano esserci elementi di rischio in merito al reato di lottizzazione abusiva, a fini prudenziali» si è deciso di «tornare al Dl originario».

Al via la tesoreria unica

La circolare 11 precisa che i versamenti devono pervenire alla tesoreria statale il 16 aprile, ma considerati i tempi tecnici è necessario che siano disposti entro il 13 aprile 02 – LE DATE Il Dl 1/2012 ha imposto a Regioni, enti locali e altre strutture pubbliche di trasferire alla tesoreria centralizzata presso la Banca d’Italia 8,6 miliardi di giacenze. La relazione tecnica spiega che si tratta di somme che consentiranno di ridurre l’emissione dei titoli del debito pubblico con un risparmio di 620 milioni nel triennio 2012-201401 – I RISPARMI Numeri e date 
Un termine più lungo è stato previsto per lo smobilizzo degli investimenti finanziari da effettuare entro il 30 giugno. Un’operazione che riguarderà unicamente gli strumenti specificamente individuati con un decreto del ministro del l’Economia (da emanarsi entro fine aprile) ed «esclude comunque gli investimenti in titoli di Stato italiani».
Dunque, fino al 16 aprile 2012, termine indicato per il versamento nella tesoreria statale delle risorse presenti presso il sistema bancario, i tesorieri/cassieri devono continuano a operare in regime di tesoreria unica mista. «Ne consegue – sottolinea la circolare – che non sono tenuti al riversamento sulla contabilità speciale (sottoconto fruttifero) delle entrate proprie eventualmente disponibili e, per far fronte ai pagamenti disposti dagli enti, utilizzano prioritariamente le risorse giacenti sui conti correnti presso di loro, comprensive delle giacenze ante 24 gennaio, delle entrate proprie riscosse giornalmente, nonché, a decorrere dal 15 marzo 2012, delle somme che erano depositate presso soggetti diversi, che, in virtù di quanto disposto dall’ultimo periodo del comma 9, sono riversate presso i tesorieri stessi».
Sotto il profilo operativo, nella circolare si fa presente che i versamenti previsti devono pervenire alla tesoreria statale il 16 aprile, ma considerati i tempi di regolazione previsti dal protocollo d’intesa stipulato tra la Banca d’Italia e l’Associazione bancaria italiana, «è necessario che l’operazione sia disposta entro il giorno lavorativo precedente, il 13 aprile».
La circolare n. 11, diffusa ieri, fornisce chiarimenti sugli adempimenti (con il relativo calendario) che coinvolgono gli enti e i loro tesorieri/cassieri. Si precisa che sono stati attivati i sottoconti fruttiferi delle contabilità speciali di tesoreria unica intestate ai singoli enti, per permettere la gestione delle entrate proprie ma «trattandosi di un fenomeno in evoluzione, si confida nella collaborazione di tutti gli interessati perchè segnalino eventuali inesattezze».
La tesoreria unica riguarda Regioni, Province (anche autonome), Comuni (con esclusione di quelli con popolazione inferiore a 5.000 abitanti che non usufruiscono di contributi statali), come pure le Asl e gli ospedali. Ma è stata estesa, inoltre, ai dipartimenti universitari e agli altri centri di responsabilità dotati di autonomia amministrativa e gestionale delle università statali, oggi esclusi.
L’articolo 35, commi 8–13, del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, in effetti, ha previsto la sospensione del regime di tesoreria unica mista fino al 31 dicembre 2014 e l’applicazione nello stesso periodo del sistema di tesoreria unica tradizionale.A nulla sono valse, perciò, le proteste, in particolare, degli enti locali e il duro confronto delle ultime settimane. 
Il Governo va avanti sulla tesoreria unica. Il premier e ministro dell’Economia, Mario Monti, ha firmato la circolare n. 11 del 24 marzo 2012 della Ragioneria generale dello Stato che dà attuazione alla norma, inserita nel decreto legge sulle liberalizzazioni (Dl 1 del 2012), che impone a Regioni, enti locali e altre strutture pubbliche di trasferire alla tesoreria centralizzata presso la Banca d’Italia 8,6 miliardi di giacenze.

Strategia in due fasi contro le frodi finanziarie

Più che raddoppiati i sequestri di beni e disponibilità finanziarie. Crescita di oltre il 300% per le frodi finanziarie scoperte. Sono i numeri del contrasto al market abuse, vale a dire degli illeciti in ambito finanziario, da parte della Guardia di Finanza nel corso del 2011. Un vero e proprio boom per i sequestri che hanno toccato quota 693 milioni di euro (erano meno di 300 milioni nel 2010) e per le frodi portate alla luce, che valgono complessivamente 536,5 milioni. Operazioni che hanno portato a una crescita dei soggetti denunciati (da 51 a 62 quelli per insider trading e aggiotaggio). Dati su cui pesano le maxi-truffe come quelle del Madoff dei Parioli che era riuscito a gestire beni e risparmi da parte di vip ed esponenti di spicco della Capitale per svariati milioni di euro. I numeri emergono dal manuale operativo 2012 in quattro volumi che le Fiamme gialle hanno distribuito a tutti i comandi regionali (si veda Il Sole 24 Ore del 22 marzo scorso). Nelle istruzioni per l’attività investigativa e di controllo viene dato risalto anche ai fenomeni di illeciti finanziari. Un modello operativo che si snoderà secondo due linee d’azione. Una prima fase più analitica, concentrata sulla raccolta di elementi utili per l’individuazione di violazioni o comportamenti a rischio. Su questo fronte, gli input informativi su un determinato strumento finanziario potranno arrivare anche dai media: da qui poi i reparti delle Fiamme gialle passeranno a un vero e proprio approfondimento del caso o della vicenda messa sotto la lente. La seconda fase sarà la “preparazione” dei dati acquisiti, qualora sia emersa una notizia di reato, per il successivo invio all’autorità giudiziaria che poi assumerà la direzione delle indagini, anche valutando le modalità di coordinamento della Consob. Il livello di attenzione, insomma, resta altissimo anche a causa della crisi finanziaria internazionale.
«L’attuale situazione d’instabilità finanziaria ha generato un effetto domino in tutte le piazze d’affari internazionali – spiegano dal Comando generale della Gdf – determinando una crisi di liquidità di importanti gruppi bancari, con gravi ripercussioni sulla stabilità del mercato del credito». I rischi si riflettono anche sull’economia reale, dove un inasprimento delle condizioni di accesso al credito può produrre effetti negativi, dal ricorso all’usura all’ingresso sul mercato da parte di operatori abusivi o ancora all’incremento del riciclaggio e del reinvestimento di capitali sporchi nel circuito legale.
Sul versante market abuse non può mancare l’attività di controllo relativa agli strumenti finanziari derivati. Alla fine dello scorso anno erano ben 41 i filoni investigativi aperti sotto la direzione di Procure e Corte dei conti. Di queste, 27 indagini riguardano 59 enti territoriali (9 regioni, 2 province, 48 comuni tra capoluoghi e non). Nel complesso i finanziamenti collegati a derivati valgono 9,72 miliardi di euro.

Un prezzo unico nazionale per la Rc auto dei «virtuosi»

Nel testo della legge 27/12 non ci sono solo aggiunte al Dl 1/12, ma anche sottrazioni. È il caso dell’abolizione del taglio del 30% ai risarcimenti Rc auto per i danni a cose quando i danneggiati fanno riparare i propri veicoli da carrozzieri non convenzionati con le compagnieSulle clausole vessatorie, in vigore le sanzioni (da 2mila fino a 40mila euro per i casi più gravi) per gli operatori che non eliminano dai contratti quelle dichiarate tali dall’Antitrust.Novità anche per la tutela delle microimprese dalle pratiche commerciali ingannevoli e aggressive, che il Dl liberalizzazioni aveva loro concesso, riconoscendo per la prima volta a un soggetto imprenditoriale la protezione che normalmente spetta ai consumatori. Ora sono stati introdotti parametri quantitativi: la microimpresa deve occupare meno di 10 persone e avere un fatturato (o un totale di bilancio) annuo non superiore ai due milioni di euro.Sempre sulle professioni, l’obbligo di preventivo è diventato meno stringente: la quantificazione a priori del compenso dev’essere solo «di massima» e chi la omette non è più passibile di procedimento disciplinare.Sono entrati in vigore anche i nuovi criteri numerici che dovrebbero consentire l’apertura di nuove farmacie, un po’ più restrittivi rispetto a quanto previsto dal Dl: come principio generale, si passa da una ogni 3mila abitanti a una ogni 3.300. Ci sono però disposizioni agevolative dell’accesso dei giovani alla professione.Ancora da definire anche i criteri per il rating di legalità delle imprese, introdotto con la legge di conversione come elemento per assegnare finanziamenti pubblici e regolare l’accesso al credito.Per esempio, ora è previsto che i nuovi Tribunali delle imprese vengano costituiti anche presso le Corti d’appello “minori”, dove sinora mancavano le sezioni specializzate in proprietà industriale, da cui il Dl liberalizzazioni faceva derivare questo nuovo organo giudiziario. Le città incluse con la conversione del Dl sono Ancona, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila, Perugia, Potenza e Trento. Ma occorrerà adottare tutti gli atti necessari per adeguare l’organizzazione alle nuove competenze.Dalla parità di prezzo della Rc auto per tutti i guidatori della classe migliore di bonus malus alla class action estesa a tutti gli interessi omogenei e possibile anche alle associazioni dei consumatori. Quella entrata in vigore domenica scorsa sulle liberalizzazioni (la n. 27/12) non è la “solita” legge di conversione di un decreto legge: tra le centinaia di modifiche apportate dal Senato durante l’iter parlamentare del Dl 1/12, non poche sono sostanziali. Non solo per i privati cittadini, ma anche per le imprese. Anche se la tariffa unica Rc auto rischia di non essere applicata perché formulata in modo poco chiaro. E molte novità, per diventare davvero operative, hanno bisogno di tempi tecnici.

Salvate le commissioni in banca

L’Osservatorio potrà attivarsi d’ufficio o su segnalazione delle imprese a fronte una mancata concessione (o di una revoca) di credito ritenuta ingiustificata. L’organismo, se ritiene che ci siano gli estremi, potrà chiedere un riesame delle decisioni da parte della banca, potrà formulare raccomandazioni per migliorare i processi di verifica del merito di credito e potrà segnalare all’Antitrust, a fronte di indizi, ipotesi di intese o pratiche concordate.In tema di credito alle aziende, il decreto legge, recependo un ordine del giorno delle forze di maggioranza alla Camera, ha istituito un Osservatorio per il monitoraggio dell’accesso al credito, con attenzione particolare alle piccole e medie imprese. Tale struttura sarà composta da due rappresentanti del ministero dell’Economia e delle Finanze, da un rappresentante del ministero dello Sviluppo economico, da uno della Banca d’Italia e vi potranno essere invitati senza diritto di voto i rappresentanti dell’Abi e delle associazioni del mondo imprenditoriale.Infatti, trovata la soluzione per le commissioni, è necessario affrontare due questioni: «Mettere a disposizione un plafond per gli investimenti e risolvere il tema dei crediti della Pubblica amministrazione». Sul primo fronte è necessario, secondo Mussari, offrire alle aziende la possibilità di investire a condizioni più vantaggiose. Per i crediti, invece, Governo e Parlamento devono individuare un modo per facilitare gli incassi delle imprese che vantano crediti senza svantaggi per il debito pubblico.L’Associazione bancaria italiana, già venerdì al termine della riunione del Consiglio dei ministri, aveva dichiarato il suo apprezzamento per la decisione presa dal Governo e ieri soddisfazione è stata espressa da Fabio Galla, amministratore delegato di Bnl. Il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, invece, sempre nella giornata di ieri, è andato oltre.Col Dl 29/12, sono nulle le clausole che prevedono commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento e del loro utilizzo, solo se stipulate in violazione delle disposizioni adottate dal Cicr ai sensi del decreto legge «salva Italia», che prevede un tetto massimo delle commissioni pari allo 0,5% trimestrale. Una scelta, quella di ripristinare la situazione preesistente, criticata da alcuni esponenti politici, almeno per le sue modalità.Il provvedimento, anticipato dal Sole 24 Ore la settimana scorsa, neutralizza un emendamento del Dl liberalizzazioni (1/12, convertito appunto dalla legge 27/12) che aveva stabilito la nullità di tutte le clausole che prevedevano commissioni sulle linee di credito. Una decisione che aveva suscitato la forte protesta del mondo bancario, con le dimissioni dei vertici dell’Abi e costi stimati a carico del sistema per circa 10 miliardi di euro. Se fosse entrato in vigore, anche temporaneamente, avrebbe creato notevoli difficoltà: le filiali non avrebbero più potuto gestire operazioni di credito con prevista commissione.Ripristinate per decreto legge le commissioni bancarie, proprio nel momenti in cui erano state cancellate. Domenica scorsa, contemporaneamente all’entrata in vigore della legge 27/12 che le abrogava, diventava operativo il Dl 29/12 (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di sabato 24 marzo, proprio come la legge), che lascia alle banche la possibilità di applicare commissioni sulle linee di credito. Fanno eccezione le commissioni che violano le regole sulla trasparenza fissate dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio in base al decreto «salva Italia».

Agevolazioni per favorire i Giovani

Modalità di intervento simili sono previste dalle iniziative messe in atto dalle Regioni (di cui nella tabella accanto si riportano alcuni esempi). I beneficiari, che oltre a imprese individuali possono essere anche società e cooperative, possono arrivare a coprire la totalità dell’investimento grazie ad aiuti a fondo perduto o finanziamenti a tasso agevolato. La soglia massima di età in genere è fissata a 35 anni, ma in Toscana, per esempio, si sale fino a 40 anni.A beneficiare degli incentivi sono le nuove imprese di piccola dimensione costituite sotto forma di società, comprese le cooperative, composte in maggioranza sia numerica che di capitali da giovani di età tra i 18 e i 35 anni. Le agevolazioni si concretizzano in un finanziamento per l’investimento affiancato da contributi per la gestione, per la formazione o assistenza tecnica. A fronte del progetto di investimento proposto, un’impresa giovane potrà contare su mix di aiuti, contributo a fondo perduto e mutuo a tasso agevolato, che arriva a coprire l’80-90% della spesa complessiva per le iniziative localizzate nelle regioni Meridionali e il 60-70% per quelle del Centro-Nord.
Le agevolazioni per l’autoimprenditorialità, in particolare, sono rappresentate dalle misure a sostegno delle nuove iniziative e degli ampliamenti nel settore della produzione di beni e servizi alle imprese, dell’erogazione dei servizi in svariati comparti, nel settore agricolo e a favore delle cooperative sociali di tipo b (in cui le persone svantaggiate rappresentano il 30% dei lavoratori soci).Le misure gestite dall’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (Invitalia) rappresentano, attualmente, i principali strumenti finanziari operativi a sostegno di iniziative imprenditoriali intraprese da giovani e da soggetti in cerca di occupazione. Le misure sono particolarmente apprezzate dai potenziali destinatari, come dimostrano anche i dati rilevati dalla stessa Invitalia.
La norma varata dall’esecutivo premia, è bene ricordarlo, le società a responsabilità limitata di tipo “semplificato”, costituite da persone fisiche che non abbiano compiuto i trentacinque anni di età alla data della costituzione. La costituzione si intende semplificata in quanto l’ammontare del capitale sociale può essere anche solo di 1 euro ed è, inoltre, completamente esente da bolli e oneri notarili. A ben vedere, il requisito anagrafico richiesto dalla norma in questione coincide perfettamente con quello stabilito dagli aiuti per l’imprenditorialità giovanile.
Un mix di agevolazioni tutt’altro che trascurabile. È questo il quadro che emerge dal possibile incrocio fra la norma prevista dal Dl liberalizzazioni a proposito delle società composte da giovani under 35 e alcune misure di aiuto comprese nel pacchetto agevolazioni gestite da Invitalia, a cui si aggiungono diversi provvedimenti regionali destinati ai giovani imprenditori.

Il flop della cedolare secca: le entrate 2011 si fermano a 675 milioni

Nel 2011 lo Stato ha incassato 675 milioni di euro dalla cedolare secca. Un po’ più di quanto ci si sarebbe potuti aspettare in base ai dati di novembre – quando l’incasso contabilizzato era fermo a 329 milioni – ma comunque molto meno delle previsioni ufficiali, attestate da 2,5 miliardi di euro.

Di fatto, anche considerando il saldo da versare quest’anno, sarà difficile andare oltre miliardo di euro. Le statistiche sulle entrate tributarie sono impietose, e mostrano che l’appeal della tassa piatta sugli affitti è stato probabilmente sopravvalutato.

Le scelte. La possibilità di rimpiazzare l’Irpef ad aliquota marginale con un’imposta sostitutiva al 21% sul canone di locazione (o al 19% per i contratti concordati) non ha convinto tutti i proprietari. E non sembra aver pesato in modo decisivo il fatto che la cedolare assorba anche l’imposta di registro, l’addizionale comunale e regionale all’Irpef e l’imposta di bollo. Piuttosto, pare aver influito la complessità applicativa del nuovo tributo e una certa iniziale diffidenza, che potrebbe averlo relegato solo ai contratti stipulati dopo l’entrata in vigore delle nuove norme (cioè dal 7 aprile dell’anno scorso in poi). D’altra parte, i nuovi contratti sono gli unici per i quali sia possibile usare il modello Siria online (o in alternativa il modello 69 cartaceo), mentre per i vecchi affitti l’opzione va applicata in Unico 2012 o nel 730, e confermata con il modello 69 in corrispondenza del termine per il versamento dell’imposta annuale di registro.

Il bilancio. Paradossalmente, per lo Stato, lo scarso successo della cedolare potrebbe anche essere una buona notizia. Tutto dipende da chi sono i proprietari che hanno optato per la tassa piatta: se sono soggetti che già affittavano case in regola, l’Erario ci rimette, perché di fatto regala uno sconto fiscale; se invece sono soggetti che affittavano in nero, allora lo Stato ci guadagna, perché recupera denaro che non sarebbe mai entrato nelle sue casse. Per stilare un bilancio definitivo occorre attendere i dati dell’agenzia delle Entrate, ma bisogna rilevare come finora quasi tutti gli indizi raccolti tra le associazioni di proprietari e di inquilini non lascino intravedere un gran numero di emersioni spontanee, né di denunce da parte dei proprietari.